Materially aiuta le imprese nello sviluppo e nella diffusione dell’innovazione sostenibile a partire dai materiali. Con Anna Pellizzari, Executive Director, abbiamo discusso dell’impatto della circular economy e dell’innovazione intelligente dei materiali.

Sostenibilità e sicurezza: sono sicuramente due imperativi che stanno riscrivendo le regole nell’ambito dell’interior. Quali i materiali destinati a prendere piede?

Nell’interior design la sostenibilità si collega alla sicurezza, o meglio, alla salubrità, in tanti modi. Prima di tutto, attraverso l’eliminazione di sostanze nocive nella fabbricazione dei materiali, sostanze che spesso hanno un elevato livello di volatilità e dispersione nell’ambiente (i famosi COV, Composti Organici Volatili), e che sono soggette a regolamentazioni sempre più restrittive. Parliamo di leganti utilizzati nei pannelli per arredo, vernici, collanti eccetera. Ci sono interessanti sperimentazioni nell’utilizzo di materie prime 100% naturali, con rimandi anche sensoriali all’origine della materia attraverso l’impiego visibile di componenti come paglia, fiori, funghi, pula di riso, caffè.

Un’altra direzione di ricerca interessante è quella che riguarda superfici che non solo non emettono, ma che abbattono le particelle inquinanti nell’aria. Dai trattamenti fotocatalitici o sanitizzanti, fino a sistemi che combinano tessuti e carboni attivi per catturare polveri e altre sostanze nocive sfruttando il modo convettivo dell’aria all’interno degli ambienti e migliorandone la qualità.

Alcune tipologie di materiali (da sinistra in alto):
The Breath – Tessuto filtrante contenente carboni attivi. Le nanomolecole contenute nella cartuccia carbonica (il cuore tecnologico di theBreath®) catturano e disgregano le particelle inquinanti presenti nell’aria che, in costante movimento, viene filtrata dal tessuto attraverso un processo assolutamente passivo, ovvero senza bisogno di ricorrere a fonti energetiche aggiuntive.
OLED ultrasottile e flessibile per illuminazione che produce una luce con uno spettro analogo a quello solare. Il materiale, prodotto da Sumitomo, è in via di sviluppo.
RPB regenerated_particle_board di SAIB – Pannelli per arredo e interni in legno riciclato post-consumo.
Organoid, superfici per arredo e interni costituite da erbe essiccate, fiori o altri elementi vegetali e da un legante naturale. Questi materiali sono a quasi zero emissioni, anti-allergici, e mantengono un delicato profumo.

Dalla teoria alla pratica: architetti, designer, espositori come recepiscono questa innovazione? Rispetto alla sua esperienza, le aziende sono propense a rivoluzionare il loro modo di comunicare con materiali ecosostenibili?

Tutti i grossi brand nella moda e nell’articolo sportivo con cui lavoriamo stanno ragionando sui materiali sostenibili a 360°, non solo sul prodotto quindi ma anche negli spazi di lavoro e nel retail. I punti-vendita hanno una vita media di circa 5 anni, dopodiché vengono rinnovati per dare spazio a nuovi concept estetici. Il rinnovo implica spesso una completa ristrutturazione, con eliminazione fisica dell’allestimento precedente: per un brand che ha migliaia di punti vendita in tutto il mondo significa buttar via tonnellate di materiali. Le aziende se ne stanno finalmente rendendo conto e cercano di utilizzare materiali riciclabili, con contenuto riciclato, oppure riutilizzabili o recuperati, oltre naturalmente a progettare i concept in modo che siano rinnovabili senza la necessità di eliminare fisicamente nulla, ma con logiche di modularità o circular design. Un esempio interessante è il nuovo flagship di Adidas a Londra che presenta strutture modulari in tubi innocenti, gli stessi dei cantieri, recuperati e riutilizzabili a fine vita, fino a una gigantesca installazione riempita con fiocchi di PET, a rappresentare l’impegno del brand nell’utilizzo di materiali riciclati.

Forse è prematuro fare previsioni, ma l’emergenza che stiamo vivendo avrà inevitabilmente ripercussioni sul modo di concepire la decorazione d’interni. In che modo questo potrebbe influire sulla scelta dei materiali?

Sicuramente sì. Abbiamo iniziato a sviscerare il tema in un articolo sul nostro blog in cui ragionavamo su come questa costante esposizione a notizie e informazioni su tematiche legate all’igiene e alla sicurezza farà sì che, inevitabilmente, presteremo più attenzione a questi aspetti in futuro. Nel nostro piccolo, organizzando i nostri spazi per un possibile rientro a maggio si valutava come il tavolo riunioni più adatto fosse quello in vetro, un materiale che non solo “segnala” se è stato usato da qualcuno (le inevitabili impronte), ma è anche molto facile da pulire senza danno. Credo che prediligeremo superfici trattate con antibatterici, anche se va detto che non influiscono significativamente nel contrasto ai virus. Inoltre assisteremo a un ripensamento sull’organizzazione degli spazi, con la necessità di installare divisori senza compromettere l’illuminazione interna. Soluzioni trasparenti o traslucide o con illuminazione incorporata potrebbero rappresentare un nuovo trend per gli interni.

A giugno abbiamo assistito alla prima edizione “virtuale” della Design Week. Quanto è stato difficile ripensare la vostra proposta in modalità “virtuale”?

Abbiamo accolto sin da subito l’iniziativa di Fuorisalone.it che, in collaborazione con i più importanti protagonisti della scena milanese del design, ha deciso di promuovere una piattaforma di spazi virtuali e contenuti per permettere alle aziende di presentare le novità e i progetti maturati nel corso di quest’ultimo anno di lavoro, seppur sotto una forma inedita. Non è facile comunicare le caratteristiche dei materiali attraverso un supporto digitale, però avevamo già sperimentando che si può fare: abbiamo in corso diversi webinar sui materiali per l’architettura. Inoltre, la maggior parte dei nostri progetti di consulenza e supporto all’innovazione, come ad esempio i Materially Insight Kit, si basano su supporti digitali.

In apertura: Mogu – pannelli fonoassorbenti completamente naturali, ottenuti a partire da micelio e scarti tessili. Il materiale viene prodotto attraverso un rivoluzionario processo biotecnologico che attiva la crescita del micelio su un substrato di residui di basso valore provenienti dall’industria tessile, come cotone e canapa.